Gli additivi nel cibo per animali hanno una pessima reputazione. Basta leggere quella parola su un’etichetta e scatta l’istinto di rimettere il sacco sullo scaffale. È una reazione comprensibile, ma quasi sempre eccessiva: sotto la voce “additivi” finiscono anche le vitamine e i minerali aggiunti — cioè sostanze indispensabili al benessere del tuo cane o del tuo gatto. Demonizzarli tutti in blocco non ha molto senso.
In questo articolo facciamo ordine: che cosa sono davvero, come si dividono, qual è la differenza tra conservanti naturali e di sintesi, e dove trovarli in etichetta. L’obiettivo non è spaventarti né rassicurarti a tutti i costi, ma darti gli strumenti per leggere un’etichetta con consapevolezza — e per capire quando una parola difficile nasconde qualcosa di utile invece che qualcosa di sospetto.
Cosa sono gli additivi nel cibo per animali
Gli additivi sono sostanze aggiunte intenzionalmente al mangime per svolgere una funzione precisa: conservare il prodotto, proteggerlo dall’ossidazione, integrare nutrienti, migliorarne il colore o il sapore. Non sono ingredienti nel senso comune del termine — non stanno lì per nutrire in quanto materia prima, ma per fare qualcosa di specifico al prodotto o all’animale che lo mangia. Per questo in etichetta compaiono in una sezione tutta loro, separata dall’elenco dei componenti.
C’è un punto che spesso viene ignorato, e cambia parecchio la prospettiva: nell’Unione Europea un additivo può essere immesso sul mercato e usato solo se è stato autorizzato, dopo una valutazione scientifica di sicurezza ed efficacia da parte dell’EFSA, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare. Ogni sostanza autorizzata è iscritta in un registro pubblico, con la sua funzione, le specie a cui è destinata e i limiti d’impiego. Non è quindi un “far west”: ogni additivo presente in un mangime venduto legalmente è passato da una procedura di controllo.
Questo non significa che ogni additivo sia ugualmente utile o ugualmente desiderabile nella ciotola del tuo animale. Significa che la domanda giusta non è “ci sono additivi?”, ma quali additivi ci sono e a cosa servono.
Le categorie di additivi nel cibo per animali
La normativa europea distingue gli additivi in grandi famiglie, in base alla funzione che svolgono. Sulle etichette di cani e gatti ne incontri sostanzialmente quattro:

- Tecnologici: conservanti, antiossidanti, addensanti, gelificanti. Servono a mantenere il prodotto stabile e sicuro nel tempo, dalla produzione fino alla ciotola.
- Organolettici: coloranti e aromi. Agiscono sull’aspetto e sull’appetibilità, cioè su quanto il cibo risulta invitante — per l’animale o per chi lo compra.
- Nutrizionali: vitamine, minerali, aminoacidi, oligoelementi. Integrano la dieta e in molti alimenti completi sono semplicemente indispensabili.
- Zootecnici, pensati soprattutto per gli animali da reddito: nel petfood per cani e gatti li incontri raramente.
Guarda la terza voce e capirai perché la parola “additivi” da sola non dice nulla. La taurina di un alimento per gatti è un additivo. La vitamina D di un alimento per cuccioli è un additivo. Lo zinco, il rame, la vitamina E: additivi. In un alimento completo, che per definizione deve coprire da solo tutto il fabbisogno, la loro presenza non è un difetto — è il requisito.
Conservanti e antiossidanti: naturali o di sintesi
È il capitolo che genera più dubbi, e vale la pena partire dal problema che questi additivi risolvono. I grassi contenuti negli alimenti — soprattutto nelle crocchette, dove il grasso viene spesso spruzzato all’esterno — tendono a irrancidire a contatto con l’aria. Il cibo irrancidito perde valore nutrizionale, cambia sapore e può risultare poco digeribile. Gli antiossidanti servono proprio a rallentare questo processo.

Detto altrimenti: un alimento secco senza alcun antiossidante non è più sicuro, è solo più fragile. La differenza che ha senso cercare non è tra “con” e “senza”, ma tra fonti naturali e di sintesi.
- Tocoferoli: è la forma tecnica della vitamina E, l’antiossidante naturale più usato nel petfood. In etichetta lo trovi spesso come “estratto di tocoferoli di origine naturale”.
- Estratto di rosmarino: altro antiossidante di origine vegetale, spesso usato insieme ai tocoferoli perché i due si sostengono a vicenda.
- Acido ascorbico: la vitamina C, che oltre al ruolo nutrizionale può avere una funzione antiossidante sul prodotto.
- BHA e BHT: antiossidanti di sintesi, autorizzati all’uso, che molti produttori scelgono comunque di sostituire con alternative naturali — anche come posizionamento commerciale, non solo per ragioni tecniche.
Gli antiossidanti naturali sono in genere meno stabili nel tempo rispetto a quelli di sintesi: è uno dei motivi per cui gli alimenti che li usano hanno spesso una scadenza più ravvicinata. Non è un difetto, ma è un buon motivo per controllare la data e per non tenere un sacco aperto per mesi.
Il caso dell’etossichina
Un esempio utile per capire come funziona il sistema è l’etossichina (sigla E324), un antiossidante di sintesi usato per decenni nei mangimi. La sua autorizzazione come additivo è stata sospesa nell’Unione Europea dal 2017, in attesa di dati sufficienti a completarne la valutazione di sicurezza. Non è stata dichiarata pericolosa: è stata sospesa perché i dati disponibili non bastavano a confermarne la sicurezza.
È un promemoria di come funzionano davvero queste valutazioni: non sono verdetti definitivi. Quando emergono dubbi o mancano dati, un additivo può essere rivisto, limitato o sospeso. Il fatto che una sostanza sia “di sintesi” non la rende automaticamente pericolosa, e il fatto che sia “naturale” non la rende automaticamente innocua. Conta sapere che cosa stai leggendo.
Coloranti e aromi: a chi servono davvero?
Qui possiamo essere più diretti. I coloranti non aggiungono nulla dal punto di vista nutrizionale, e non servono nemmeno all’animale: cani e gatti non scelgono il cibo in base al colore, perché si orientano molto più con l’olfatto. Quel rosso, quel verde e quel marrone chiaro nelle crocchette multicolore servono all’occhio di chi compra, non a chi mangia.
Gli aromi hanno invece una funzione concreta: aumentano l’appetibilità. Nei mangimi secchi si usano spesso appetizzanti di origine animale, applicati all’esterno della crocchetta, e in alcuni casi sono ciò che convince un animale schizzinoso a mangiare. Possono essere utili, soprattutto con gatti difficili o animali in convalescenza. Ma un’appetibilità molto spinta può anche mascherare materie prime di qualità modesta: se un alimento ha bisogno di molto aroma per essere accettato, vale la pena guardare cosa c’è sotto.
Né gli uni né gli altri sono “pericolosi” in sé. È però del tutto legittimo preferire prodotti che ne fanno a meno quando non sono necessari.
Dove trovare gli additivi nel cibo in etichetta
Gli additivi sono dichiarati in una sezione dedicata, di solito intitolata “Additivi” o “Additivi per kg”, e raggruppati per funzione. Sapere dove guardare è metà del lavoro: se non trovi quella sezione, spesso è perché è stampata in corpo minuscolo sul retro o sul fondo della confezione. Ecco cosa cercare:

- Il raggruppamento per funzione: “additivi tecnologici”, “additivi nutrizionali”, “additivi organolettici”. Ti dice subito di che tipo di sostanze si tratta.
- Le sigle e i codici: molti additivi compaiono con un codice (per esempio E672 per la vitamina A) accanto al nome. Il codice identifica la sostanza in modo univoco.
- Le quantità per chilogrammo: gli additivi nutrizionali sono dichiarati con una dose, in genere in UI/kg o mg/kg. È il dato che ti permette di confrontare due prodotti sullo stesso piano.
- Le formule generiche: diciture come “conservato con antiossidanti CE” sono legittime, ma non ti dicono quale sostanza sia stata usata. Un’etichetta che nomina l’additivo è più trasparente di una che si limita alla categoria.
Molte di quelle sigle sono meno criptiche di quanto sembrino: se vuoi decifrarle una per una, ti torna utile la guida dedicata alle 28 sigle che compaiono sulle etichette del petfood, mentre per orientarti sul resto della confezione — componenti, analisi, dosi — c’è la guida su come leggere l’etichetta di un alimento.
Quali additivi nel cibo puoi scegliere di evitare
Non esiste una lista nera valida per tutti, e diffida di chi te la vende come tale. Esiste però una gerarchia ragionevole di priorità, che tiene conto di quanto ogni categoria è davvero utile al tuo animale:
- Coloranti: sono la voce più facile da lasciare fuori. Non hanno alcun beneficio per l’animale e la loro assenza non toglie nulla al prodotto.
- Antiossidanti di sintesi: se preferisci le alternative naturali, cerca in etichetta “tocoferoli” o “estratto di rosmarino” e controlla la data di scadenza, che tende a essere più corta.
- Diciture generiche: a parità di tutto il resto, scegli il prodotto che dichiara i propri additivi per nome invece di limitarsi alla categoria.
- Additivi nutrizionali: qui non c’è niente da evitare. Se il tuo animale mangia un alimento completo, devono esserci.
E se un alimento che il tuo animale digerisce bene, mangia volentieri e gli fa stare bene contiene un antiossidante di sintesi? Non è un motivo sufficiente per cambiarlo di corsa. La tolleranza individuale e la qualità complessiva della dieta pesano molto più di una singola voce in fondo all’etichetta.
Domande frequenti
Gli additivi nel cibo per animali sono pericolosi?
No, non in quanto categoria. Nell’Unione Europea ogni additivo può essere usato solo dopo un’autorizzazione basata su una valutazione di sicurezza ed efficacia dell’EFSA, e viene iscritto in un registro pubblico con limiti d’impiego precisi. La domanda utile non è se ci siano additivi, ma quali siano e a cosa servano.
I conservanti naturali sono sempre meglio di quelli di sintesi?
Non automaticamente. Tocoferoli ed estratto di rosmarino sono un’ottima scelta, ma sono meno stabili nel tempo: gli alimenti che li usano hanno spesso una scadenza più ravvicinata e vanno consumati con più attenzione. “Naturale” non è sinonimo di innocuo, così come “di sintesi” non è sinonimo di dannoso.
Perché le crocchette sono colorate?
Per chi le compra, non per chi le mangia. Cani e gatti si orientano soprattutto con l’olfatto e non scelgono il cibo in base al colore. I coloranti non hanno alcun valore nutrizionale, quindi è la categoria di additivi più facile da lasciare fuori dalla ciotola senza perdere nulla.
Un cibo “senza conservanti” è più sicuro?
Non necessariamente. I grassi degli alimenti secchi irrancidiscono a contatto con l’aria, e gli antiossidanti servono proprio a rallentare quel processo: un prodotto senza alcuna protezione non è più sicuro, è solo più fragile. Spesso, dietro un “senza conservanti”, ci sono comunque tocoferoli o estratto di rosmarino.
Come faccio a sapere quali additivi contiene il cibo del mio animale?
Cerca sulla confezione la sezione intitolata “Additivi” o “Additivi per kg”, di solito sul retro e stampata in piccolo. Le voci sono raggruppate per funzione e molte riportano una sigla con un codice numerico. Un’etichetta che nomina ogni additivo per esteso, invece di fermarsi alla categoria, è già di per sé un segnale di trasparenza.
In conclusione
Gli additivi non sono il nemico, e nemmeno un dettaglio da ignorare. Sono una parte regolamentata di ciò che mangia il tuo animale: alcuni sono indispensabili, altri sono una scelta del produttore, altri ancora vengono rivisti nel tempo quando la scienza porta dati nuovi. Saperli leggere ti permette di scegliere con consapevolezza, senza farti guidare né dalla paura né dal marketing. 🐾
Decifrare una sezione “Additivi” in negozio, con il telefono in una mano e il sacco nell’altra, non è comodissimo. Con l’app HealthPet puoi analizzare crocchette e umido e vedere in chiaro cosa contiene davvero il cibo del tuo cane o del tuo gatto — additivi compresi.
Le informazioni di questo articolo hanno scopo divulgativo e si basano su quanto riportato in etichetta e sulla normativa europea vigente, che può aggiornarsi nel tempo. Non sostituiscono il parere del veterinario, che resta il riferimento per le scelte alimentari legate alla salute del tuo animale.
Fonti
- Unione Europea — Regolamento (CE) 1831/2003 sugli additivi destinati all’alimentazione animale
- Commissione europea — Regolamento di esecuzione (UE) 2017/962: sospensione dell’etossichina
- EFSA — Sicurezza ed efficacia del butilidrossianisolo (BHA) come additivo
- FEDIAF — Code of Good Labelling Practice for Pet Food
- FEDIAF — Fact Sheet: gli additivi negli alimenti per animali da compagnia
- Tufts University — Petfoodology — Preservative-Free Pet Food?
