Le sigle del petfood sembrano fatte apposta per confondere: se hai mai letto l’etichetta di un alimento per cani o gatti, ti sarai trovato davanti a un muro di acronimi e diciture tecniche come HFC, FOS, MOS, BARF, AAFCO.

Eppure capire cosa c’è davvero nella ciotola del tuo animale passa proprio da qui. Ecco una guida completa alle nomenclature più importanti del mondo del petfood, spiegate in modo semplice. E se vuoi partire dalle basi, guarda come leggere l’etichetta di un alimento per animali.

Le sigle del petfood per la classificazione del prodotto

Sono le diciture con cui i brand raccontano quanto sono freschi e poco lavorati gli ingredienti. Ecco le più comuni.

HFC — High Fresh Content. Indica alimenti in cui la percentuale di ingredienti freschi o refrigerati è particolarmente elevata, spesso oltre il 50–70% della ricetta. Non è una certificazione regolamentata a livello europeo, ma è ormai uno standard comunicativo del mercato premium: la carne, il pesce o le verdure non vengono essiccati o trasformati in farina prima di entrare nella formula.

WFC — Whole Fresh Content. Variante ancora più rigorosa: gli ingredienti freschi utilizzati sono interi, non separati meccanicamente né ridotti in poltiglia. La usano soprattutto i brand che puntano sulla trasparenza dell’origine.

AFC — Air-Dried Fresh Content. Segnala ingredienti essiccati ad aria a bassa temperatura (di solito sotto i 70 °C), un metodo che preserva i nutrienti meglio dell’essiccazione industriale. Comune nelle crocchette “gently dried” e negli snack premium.

STPP — Sodium Tripolyphosphate. Non è marketing ma un additivo (E451) usato spesso negli alimenti umidi per mantenere texture e aspetto. Compare di frequente negli alimenti di fascia media-bassa.

Sigle del petfood: ingredienti freschi come pesce e carne
Gatto vicino a un tavolo pieno di verdure

Le sigle dei prebiotici e dei probiotici

Sono le sostanze che nutrono e proteggono la flora intestinale del tuo animale.

FOS — Fruttooligosaccaridi. Fibre solubili fermentabili che fanno da prebiotico: nutrono i batteri buoni del microbiota intestinale. Si trovano in cicoria, topinambur e banana, e negli alimenti compaiono spesso come estratto di inulina o di radice di cicoria. Migliorano digestione, consistenza delle feci e salute del colon.

MOS — Mannanoligosaccaridi. Prebiotici derivati dalla parete cellulare del lievito Saccharomyces cerevisiae. “Intrappolano” i patogeni intestinali (come la Salmonella) impedendone l’adesione alla parete. Spesso abbinati ai FOS nelle formule functional food.

IOS — Isomaltooligosaccaridi. Prebiotici di nuova generazione, meno diffusi dei FOS ma con proprietà simili. Derivano dall’amido per via enzimatica e si usano in alcune formule per gatti con problemi digestivi.

GOS — Galattooligosaccaridi. Derivati dal lattosio, stimolano bifidobatteri e lattobacilli. Più comuni negli alimenti per cuccioli, dove sostengono lo sviluppo del microbiota.

Le sigle degli standard nutrizionali

Sono i riferimenti che stabiliscono se un alimento è davvero “completo”.

AAFCO — Association of American Feed Control Officials. L’ente americano che definisce i profili nutrizionali minimi per cani e gatti. Sulle etichette trovi due diciture: “Formulated to meet AAFCO nutrient profiles” (ricetta calcolata a tavolino per rispettare i minimi) e “Complete and balanced based on AAFCO feeding trials” (alimento testato su animali reali, di solito per almeno 6 mesi, metodo più affidabile). Non ha valore legale nell’UE, ma molti brand europei la citano come riferimento.

FEDIAF — Fédération Européenne de l’Industrie des Aliments pour Animaux Familiers. È l’equivalente europeo dell’AAFCO e il riferimento di legge nell’Unione Europea. Un alimento “completo” secondo la FEDIAF deve coprire tutti i fabbisogni dell’animale senza bisogno di integrazioni.

NRC — National Research Council. L’ente scientifico americano che pubblica le raccomandazioni nutrizionali di base. Le sue linee guida sono la fonte primaria da cui derivano sia AAFCO sia FEDIAF, e vengono usate nelle diete veterinarie più avanzate.

Vuoi capire la differenza in pratica? Scopri come scegliere tra alimento completo e complementare.

Ciotola di crocchette complete per cani
Cane che mangia cibo crudo dalla ciotola

Le sigle dei regimi alimentari alternativi

Qui rientrano le diete crude e le tecnologie che le rendono più sicure.

BARF — Biologically Appropriate Raw Food. Dieta a base di alimenti crudi: carne, ossa commestibili, organi e vegetali. Nata negli anni ’90 con il veterinario australiano Ian Billinghurst. I sostenitori la considerano vicina all’alimentazione evolutiva del cane; i critici sottolineano i rischi batterici (Salmonella, Listeria) e gli squilibri nutrizionali se non è formulata bene.

PMR — Prey Model Raw. Variante del BARF che imita la composizione di una preda intera: circa 80% muscolo, 10% osso, 5% fegato, 5% altri organi. Esclude frutta, verdura e cereali. È la forma più “purista” dell’alimentazione cruda.

HPP — High Pressure Processing. Non è una dieta ma una tecnologia di conservazione: gli alimenti vengono sottoposti a pressioni elevatissime (fino a 6.000 bar) per eliminare i patogeni senza calore, preservando nutrienti e consistenza. È il gold standard dei brand raw che vogliono sicurezza microbiologica senza cuocere.

Gently Cooked / Lightly Cooked. Non è un acronimo ma una dicitura frequente nel premium: indica alimenti cotti a basse temperature (sotto i 100 °C) per ridurre la degradazione di proteine e vitamine termolabili, a differenza dei classici umidi in scatola sterilizzati a 121 °C.

Le sigle dei controlli qualità e delle certificazioni

Sono le garanzie sul processo produttivo e sulla sicurezza dell’alimento.

HACCP — Hazard Analysis and Critical Control Points. Sistema di autocontrollo obbligatorio nell’UE per tutti i produttori alimentari, petfood incluso. Identifica i punti critici del processo in cui possono nascere rischi biologici, chimici o fisici. Trovarlo in etichetta è un requisito minimo, non un elemento distintivo.

BRC — British Retail Consortium. Certificazione internazionale sulla sicurezza alimentare, suddivisa in livelli (da AA a D). È tra gli standard più riconosciuti al mondo e molti retailer la richiedono ai fornitori. Un’azienda con BRC AA ha superato audit non annunciati con risultati eccellenti.

ISO 22000. Standard internazionale per i sistemi di gestione della sicurezza alimentare. A differenza del BRC, che certifica il prodotto, l’ISO 22000 certifica il sistema di gestione aziendale. Frequente nei produttori conto terzi (private label).

GMP — Good Manufacturing Practices. Non una singola certificazione ma un insieme di procedure che garantiscono qualità e sicurezza del processo produttivo. Obbligatorie nel farmaceutico veterinario, spesso volontarie ma considerate fondamentali nel petfood premium.

Operatori in uno stabilimento alimentare
Carne di pollo cruda su un tagliere

Le sigle degli ingredienti proteici

Dietro nomi tecnici si nascondono ingredienti molto diversi per qualità e trasparenza.

MBM — Meat and Bone Meal (farina di carne e ossa). Sottoprodotto della macellazione: carni non destinate al consumo umano e ossa vengono cotte, pressate ed essiccate fino a una farina ricca di proteine (50–55%) e calcio. Qualità molto variabile: è l’ingrediente “fantasma” di molti alimenti entry-level.

PM — Poultry Meal (farina di pollame). Ottenuta da cottura e macinazione di carcasse di pollame (senza piume, teste e zampe secondo la normativa UE). Più digeribile della MBM generica, ma meno trasparente di un “fresh chicken” o “dried chicken”.

LT — Liver / Lung (fegato / polmone). Gli organi in etichetta compaiono per nome, ma rientrano nei “sottoprodotti di origine animale” se non specificato. Il fegato è nobile e ricco di vitamina A, B12 e ferro; il polmone è invece a bassa densità nutritiva.

SVP — Single (Animal) Protein. Indica alimenti con un’unica fonte proteica animale, pensati per cani e gatti con sospetta allergia alimentare. Non è uno standard regolamentato, ma è usato dai brand che formulano diete ipoallergeniche o a eliminazione.

HM — Hydrolyzed Meat (proteine idrolizzate). Le proteine vengono scomposte enzimaticamente in peptidi piccolissimi, sotto la soglia che scatena la risposta immunitaria. Sono la base delle diete veterinarie per allergie accertate: più costose, ma le uniche con una reale garanzia ipoallergenica.

Le sigle dei grassi e degli acidi grassi

Gli acidi grassi essenziali sono piccoli ma decisivi per pelle, manto e infiammazione.

EPA e DHA — omega-3 a catena lunga. Fondamentali per cuore, funzione cognitiva e controllo dell’infiammazione. Negli alimenti si aggiungono soprattutto come olio di pesce o di alghe, e spesso sono dichiarati in etichetta con i loro valori separati.

ALA — Alpha-Linolenic Acid. Precursore vegetale degli omega-3, presente in semi di lino e chia. Cani e gatti lo convertono in EPA e DHA in misura molto limitata, per cui da solo non basta come fonte di omega-3 a catena lunga.

LA — Linoleic Acid. Acido grasso omega-6 essenziale, importante per pelle e manto. Presente in olio di girasole, mais e pollo. Va tenuto in equilibrio con gli omega-3.

Filetto di salmone crudo ricco di omega-3
Un cane e un gatto insieme sul divano

In due parole

Leggere un’etichetta di petfood senza conoscere queste sigle del petfood è come guardare un film in una lingua sconosciuta: qualcosa si intuisce dal contesto, ma le sfumature più importanti sfuggono.

Distinguere HFC da MBM, FOS da MOS, BARF da Gently Cooked fa la differenza tra scegliere consapevolmente il cibo del proprio animale e affidarsi alla confezione più accattivante sullo scaffale. Come per noi, la trasparenza dell’etichetta è il primo strumento di tutela — del consumatore e del benessere dell’animale.

Fonti