Apri l’app, inquadri una confezione e in cinque secondi compare un numero. È comodo, ma è anche il momento in cui una domanda legittima ti passa per la testa: chi l’ha deciso, quel numero? Il punteggio HealthPet non è un parere nostro sul prodotto e non è il risultato di un accordo con nessun produttore. È una regola scritta, sempre la stessa, che applichiamo a ogni alimento nello stesso ordine.
Qui sotto ti spieghiamo come funziona: da dove parte il voto, cosa lo alza, cosa lo abbassa, perché un gatto e un cane non vengono valutati con lo stesso metro. E — la parte che di solito non si racconta — cosa il nostro metodo non misura, perché saperlo è quello che ti permette di usare il voto bene.
Che cos’è il punteggio HealthPet
È un numero da 0 a 100, tradotto in una lettera da A a E per leggerlo al volo. Ogni prodotto parte da un voto neutro, a metà scala: non promosso e non bocciato. Da lì il punteggio sale o scende in base a quello che trova sull’etichetta.
Questa è la prima cosa da capire, perché spiega molti risultati che a prima vista sorprendono. Un prodotto con pochissime informazioni in etichetta non prende un voto basso: prende un voto medio, perché non abbiamo trovato né motivi per premiarlo né motivi per penalizzarlo. Il voto basso lo prende chi dichiara qualcosa che nel nostro metodo pesa in negativo.
Il calcolo gira sempre nello stesso ordine e sullo stesso testo: la lista degli ingredienti così com’è stampata sulla confezione, più i componenti analitici quando ci sono. Nessun passaggio è manuale, nessun prodotto viene “aggiustato” a mano.
L’ordine degli ingredienti pesa più di quanto pensi

Gli ingredienti sono elencati in ordine di peso decrescente, e il nostro calcolo rispetta quell’ordine: lo stesso ingrediente vale molto di più al primo posto che al decimo. È una scelta precisa. Un pizzico di mirtillo in fondo alla lista non rende un alimento migliore, e non deve poterlo far sembrare tale.
Il peso cala progressivamente lungo la lista, fino a diventare irrilevante: oltre una certa posizione un ingrediente in traccia non sposta il voto di un punto, né in bene né in male. È il meccanismo che rende inutile allungare l’etichetta con una lista di superfood presenti in quantità simboliche.
Il primo ingrediente ha un trattamento a parte. Se è una fonte animale nominata — pollo, salmone, agnello — prende un bonus dedicato, che cresce se accanto c’è una percentuale alta dichiarata. Se invece è un cereale raffinato, un glutine o una generica “carne e derivati”, prende un malus. Sono le stesse cose che guarderesti tu leggendo il retro: l’etichetta di un alimento dice molto più della confezione, e il primo ingrediente è la riga da cui parte tutto.
Cosa alza il punteggio HealthPet
Ogni ingrediente viene ricondotto a una categoria, e ogni categoria ha un peso. In positivo contano soprattutto:
- Le fonti animali nominate: “pollo”, “tonno”, “manzo”. Sapere quale animale c’è dentro vale più di qualsiasi aggettivo sul fronte.
- Le farine di carne dichiarate, che a parità di peso portano più proteina animale della carne fresca, perché l’acqua è già stata tolta.
- I nutrienti essenziali dichiarati: taurina, olio di pesce, premix di vitamine e minerali. Sono la prova che la ricetta è stata formulata, non solo mescolata.
- I conservanti naturali, come i tocoferoli, quando sostituiscono quelli di sintesi.
- Il contorno utile: fibre, probiotici, verdura, frutta, cereali integrali, grassi animali nominati. Pesano poco ciascuno, ma nella direzione giusta.
Nessuna categoria può però portare il voto da sola. Ogni gruppo ha un tetto: superata una certa quota, i bonus di quella categoria vengono ridimensionati. Una ricetta con otto fonti animali diverse non prende otto volte il bonus della carne — è un alimento con molta carne, non un alimento otto volte migliore.
Cosa lo abbassa
In negativo la logica è simmetrica, con un peso che cresce quanto più la voce è opaca o discutibile:
- I conservanti artificiali: sono la penalità più pesante del metodo, quella che da sola può spostare un prodotto di una fascia intera.
- Coloranti artificiali e dolcificanti: servono a chi compra, non a chi mangia. Un cane non sceglie le crocchette dal colore.
- Le categorie generiche: “carni e derivati”, “sottoprodotti di origine animale”. Non sono illegali né necessariamente scadenti, ma non ti dicono cosa hai comprato.
- Glutine e cereali raffinati, soprattutto quando compaiono in cima alla lista al posto di una fonte animale.
- I grassi non dichiarati, il generico “grassi animali” invece di “grasso di pollo”.
Esiste anche un tetto alla qualità: se tra i primissimi ingredienti di un alimento completo c’è un cereale raffinato o un glutine, quel prodotto non può raggiungere la fascia più alta, per quanto il resto della ricetta sia curato. Non è una bocciatura — è il riconoscimento che la base del prodotto è quella, e che nessun contorno la riscrive.
Cane e gatto non hanno lo stesso metro

Lo stesso ingrediente non vale lo stesso per specie diverse, e sarebbe scorretto far finta di sì. Il gatto è un carnivoro stretto: nel suo metro i cereali raffinati e il glutine pesano molto più in negativo che nel cane, mentre i sottoprodotti pesano meno — in natura un gatto mangia la preda intera, organi compresi.
Il gatto ha anche un requisito che il cane non ha: se in un alimento completo per gatti la taurina non risulta da nessuna parte — né tra gli ingredienti, né tra gli additivi, né nei componenti analitici — scatta una penalità dedicata. La taurina è un aminoacido che il gatto non riesce a produrre in quantità sufficiente, e che riguarda cuore e vista: la sua assenza da un’etichetta è un’informazione, non un dettaglio.
Il cane, dal canto suo, ha un bonus che il gatto non ha: se tra i primi cinque ingredienti compaiono fonti animali nominate di almeno due specie diverse, la ricetta guadagna punti. Contano gli animali, non le righe: “pollo e tacchino” prende il bonus, “pollo fresco e pollo disidratato” no — è sempre lo stesso pollo scritto due volte. E non ci fermiamo a cane e gatto — coniglio, uccelli, rettili e pesci hanno profili propri, dove alcune categorie che per un carnivoro sono un pregio diventano un errore grave: la carne in un pellet per conigli non è un bonus attenuato, è una penalità secca.
Cambia il metro anche il tipo di prodotto. A uno snack o a un bastoncino da masticare non chiediamo di essere bilanciati come un pasto, quindi le penalità per nutrienti mancanti non si applicano. Agli integratori chiediamo altro ancora: lì olio di pesce, probiotici e condroprotettori pesano molto più che in una crocchetta. E proprio perché un integratore non è un pasto, nell’app non gli diamo una lettera da A a E: trovi un badge dedicato al posto del voto, e nella scheda il dettaglio dei principi attivi. Anche gli alimenti complementari, che non devono coprire da soli tutto il fabbisogno, non vengono penalizzati per taurina o vitamine mancanti: ricevono solo l’avviso che vanno abbinati a un alimento completo.
I trucchi dell’etichetta che il punteggio HealthPet non si beve
Una parte del motore esiste solo per non farsi ingannare da come l’etichetta è scritta, invece che da cosa contiene.
- Frazionamento degli ingredienti: quando lo stesso ingrediente compare spezzato in più voci — piselli decorticati, proteine di piselli, fibra di pisello — il bonus viene contato una volta sola, non tre.
- Doppia dichiarazione: un nutriente scritto sia in composizione sia tra gli additivi vale una volta. La taurina dichiarata due volte non è il doppio di taurina.
- Sinonimi e nomi tecnici: lo stesso ingrediente compare sulle etichette in italiano, in inglese, in tedesco o con il nome latino. Il dizionario che li riconosce è multilingue proprio per questo.
C’è una cosa che invece non facciamo: penalizzare un ingrediente solo perché non lo conosciamo. Se una voce non è nel nostro dizionario, vale zero — resta neutra, non diventa sospetta. Preferiamo ampliare il dizionario piuttosto che punire per ignoranza.
I numeri dell’analisi entrano solo come rete di sicurezza
I componenti analitici — proteine, grassi, minerali — non generano punti. Li usiamo in un solo modo: verificare che un alimento completo per cane o gatto rispetti i minimi nutrizionali di riferimento europei, quelli delle linee guida FEDIAF, riportando i valori sulla sostanza secca per confrontare secco e umido ad armi pari.
Tre scelte, qui, meritano di essere dette chiaramente. La prima: solo malus, mai bonus. Stare sotto un minimo costa punti, starci sopra non ne fa guadagnare — rispettare la soglia è il compito, non un merito. La seconda: se i dati non ci sono, non penalizziamo. Un’etichetta incompleta non è la prova che manchi qualcosa nella ciotola.
La terza è la meno ovvia: essere conformi non dà punti. Se premiassimo chi pubblica i numeri, staremmo premiando la trasparenza contabile invece della qualità del cibo — e le aziende grandi, che hanno un ufficio dedicato alle etichette, partirebbero avvantaggiate su quelle piccole che fanno buoni prodotti. Il rispetto dei minimi resta visibile nell’app, ma sul voto non pesa.
Quando il punteggio HealthPet non compare
A ogni valutazione affianchiamo una misura di quanto della lista abbiamo effettivamente riconosciuto. Se gli ingredienti non riconosciuti prendono il sopravvento — perché l’etichetta è stata fotografata male, è in una lingua che non copriamo o è scritta in modo insolito — il voto secco non te lo mostriamo.
C’è un secondo caso, più sottile. A volte l’etichetta dichiara le percentuali degli ingredienti, ma la somma si ferma a metà strada e del resto del prodotto non dice nulla. Lì il calcolo funzionerebbe, ma su una parte sola: e siccome quello che non è dichiarato non può essere penalizzato, il voto finirebbe per premiare proprio l’omissione. Anche in questo caso preferiamo non darlo.
Al suo posto trovi un badge “dati insufficienti”, la spiegazione del perché e gli ingredienti così come il produttore li dichiara. Se qualcosa nella scheda non ti torna, puoi segnalarcelo direttamente dall’app. Un numero calcolato su metà informazione è peggio di nessun numero: sembra una risposta, e invece è un’ipotesi travestita. Questa misura di affidabilità non influenza mai il voto: decide solo se ha senso mostrarlo.
Cosa il punteggio HealthPet non misura

Questa è la sezione che ci interessa di più, perché un punteggio usato male fa più danni di un punteggio assente.
- Non misura il tuo animale. Età, peso, razza, allergie, patologie in corso, quanto si muove: niente di tutto questo entra nel calcolo. Il voto giudica il prodotto, non l’abbinamento tra quel prodotto e chi lo mangia.
- Non misura la qualità reale delle materie prime. Due etichette identiche possono nascondere una carne ottima e una mediocre: dalla confezione non si vede, e noi non lo inventiamo.
- Non misura digeribilità, provenienza e processo produttivo, che sono tra le cose che più incidono su come sta un animale e che nessuna etichetta dichiara.
- Non misura prezzo, marca o reputazione. Un prodotto costoso e un prodotto da discount con la stessa etichetta prendono lo stesso voto.
- Non è una diagnosi. Se il tuo animale ha un problema di salute, la dieta la decide il veterinario che lo segue — il nostro voto, al massimo, è un elemento in più da portargli.
Detto in una riga: valutiamo quello che l’azienda ha scelto di dichiarare. È molto meno di tutta la verità, ed è molto più di quello che riesci a ricostruire da solo davanti allo scaffale.
Domande frequenti
Il punteggio HealthPet cambia nel tempo?
Sì, e per due motivi. Se un’azienda riformula il prodotto, cambia l’etichetta e quindi il voto. E se miglioriamo il metodo — un ingrediente classificato meglio, una categoria aggiunta — ricalcoliamo il catalogo con la regola nuova. Quando succede, cambia per tutti i prodotti insieme, non per uno alla volta.
Un voto basso significa che il cibo fa male al mio animale?
No. Significa che quell’etichetta, letta con il nostro metro, dichiara più elementi discutibili che elementi di pregio. Un animale può stare benissimo con un prodotto dal voto medio, e non digerire bene un prodotto dal voto alto. Il punteggio serve a confrontare, non a diagnosticare.
Perché due prodotti che sembrano uguali hanno voti diversi?
Quasi sempre per l’ordine degli ingredienti o per il livello di dettaglio della dichiarazione. “Pollo 30%” al primo posto e “carni e derivati” al primo posto sono due etichette che si somigliano sullo scaffale e sono due prodotti molto diversi nel calcolo.
Chi decide se un ingrediente è buono o cattivo?
La classificazione la manteniamo noi, ingrediente per ingrediente, e si basa sulle categorie usate dalla normativa sui mangimi e sulle linee guida nutrizionali europee. Nessun produttore può comprare una categoria migliore, e nessuna marca ha un trattamento diverso dalle altre.
Le diete veterinarie vengono valutate allo stesso modo?
No, e apposta. Una dieta veterinaria è formulata per una patologia specifica, e certe scelte che altrove sarebbero penalizzate lì sono terapeutiche. Per questo non diamo loro una lettera da A a E: nell’app trovi un badge “VET” al posto del voto. Nella scheda resta consultabile il dettaglio degli ingredienti, calcolato senza le penalità legate al primo ingrediente, ai nutrienti richiesti e ai minimi FEDIAF. La scelta, su questi prodotti, spetta al veterinario che li prescrive.
In conclusione
Un punteggio è utile solo se sai come è stato costruito. Il nostro parte da un voto neutro, premia le dichiarazioni precise e le fonti animali nominate, penalizza l’opacità e gli additivi che servono a chi compra, pesa gli ingredienti secondo la posizione in etichetta, cambia metro tra un cane e un gatto e si ferma dove finiscono le informazioni disponibili. Nient’altro. 🐾
Abbiamo applicato questa stessa regola, senza eccezioni, a oltre 15.000 alimenti per cani e gatti in vendita in Italia. L’app HealthPet, gratuita su App Store e Google Play, ti mette quel confronto in tasca — e se trovi un prodotto valutato in un modo che non ti torna, scrivicelo: il metodo migliora così.
