Prendi il sacco delle crocchette e leggi i componenti analitici: proteine, grassi, fibra, ceneri, umidità. Tutto quello che c’è dentro il prodotto, tranne una voce — quella che spesso pesa più di tutte le altre. I carboidrati nelle crocchette non sono scritti da nessuna parte, eppure in molti alimenti secchi rappresentano la frazione più grande della ricetta.

Non è un complotto: è una lacuna della normativa, che semplicemente non li richiede. La buona notizia è che il numero si ricava in trenta secondi con una sottrazione, usando dati che in etichetta ci sono già. Qui vediamo come si calcola, quanto ne contengono davvero gli alimenti in commercio — compresi i grain free — perché una crocchetta non può esistere senza amido, e cosa dicono gli studi su un punto che scalda sempre gli animi: se tutto questo faccia male al tuo animale.

Perché i carboidrati nelle crocchette non sono in etichetta

I componenti analitici che trovi sulla confezione non sono una scelta del produttore: sono quelli che la normativa europea impone, e sono sempre gli stessi quattro — proteina greggia, oli e grassi greggi, fibra greggia, ceneri gregge — più l’umidità quando supera una certa soglia. I carboidrati non compaiono in quell’elenco, quindi nessuno è tenuto a dichiararli.

C’è anche una ragione storica. Quelle analisi derivano da un metodo messo a punto nell’Ottocento per i mangimi del bestiame, dove i carboidrati venivano calcolati per differenza invece che misurati. La pratica è rimasta: ancora oggi, nel settore, la frazione di carboidrati di un alimento si chiama estrattivi inazotati — in inglese nitrogen-free extract, abbreviato NFE — ed è letteralmente “quello che resta” quando hai tolto tutto il resto.

Il risultato pratico è questo: la voce più abbondante di molte crocchette è anche l’unica che devi calcolarti da solo. Chi la dichiara spontaneamente lo fa per trasparenza, ed è già un segnale su come quell’azienda tratta chi legge l’etichetta — uno dei tanti che si imparano a riconoscere leggendo l’etichetta per intero.

Come si calcolano i carboidrati nelle crocchette in trenta secondi

La formula è una sottrazione sola, e usa solo numeri che sono stampati sul sacco:

Carboidrati % = 100 − proteine − grassi − fibra − ceneri − umidità

Ciotola bianca piena di crocchette su un pavimento in legno

Due accorgimenti prima di partire, perché è qui che si sbaglia:

  • Se l’umidità non è dichiarata, usa 8-10% per un secco e 78-82% per un umido: sono i valori tipici, e sbagliare di un punto non cambia la lettura.
  • Se mancano le ceneri, cerca “residuo inorganico” o “sostanze minerali”: sono la stessa cosa con un altro nome. Se non c’è nemmeno quello, usa 7-8% per un secco.
  • Il risultato è una stima, non una misura. La fibra greggia non cattura tutta la fibra alimentare, quindi una parte di fibra finisce dentro il numero dei carboidrati. È comunque il metodo che si usa anche nella letteratura scientifica.

Un esempio reale, numeri alla mano

Prendiamo una crocchetta per cane adulto di fascia media, con questi valori in etichetta: proteine 26%, grassi 14%, fibra 2,5%, ceneri 7%, umidità 8%.

100 − 26 − 14 − 2,5 − 7 − 8 = 42,5% di carboidrati. Quasi la metà del sacco, contro il 26% di proteine. Letta così, la ricetta cambia aspetto.

C’è però un secondo passaggio che vale la pena fare, perché il peso racconta solo metà della storia: i grassi danno più del doppio delle calorie a parità di grammi, quindi un prodotto grasso “diluisce” il peso dei carboidrati in termini di energia. Per vedere quanta parte delle calorie arriva dai carboidrati si usano i coefficienti del settore — 3,5 kcal per grammo di proteine e di carboidrati, 8,5 per i grassi:

  • Dalle proteine: 26 × 3,5 = 91 kcal.
  • Dai grassi: 14 × 8,5 = 119 kcal.
  • Dai carboidrati: 42,5 × 3,5 = 149 kcal.
  • Totale: 359 kcal per 100 g, di cui il 41% arriva dai carboidrati.

Lo stesso conto su una crocchetta per gatto ricca di proteine — proteine 37%, grassi 18%, fibra 3%, ceneri 8%, umidità 8% — dà 26% di carboidrati sul peso e il 24% delle calorie. Due prodotti, due mondi diversi: i carboidrati nelle crocchette cambiano moltissimo da ricetta a ricetta, e in etichetta nessuno dei due lo dice.

Quanti carboidrati nelle crocchette ci sono davvero

Che non siano pochi lo dicono i dati. Uno studio della Tufts University ha analizzato 77 crocchette per gatti vendute negli Stati Uniti, confrontando quelle con cereali e quelle senza. I prodotti con cereali contenevano in media 86 g di carboidrati ogni 1.000 kcal, i grain free 64 g: circa un quarto in meno, cioè rispettivamente il 30% e il 22% delle calorie.

Gatto che mangia crocchette da una ciotola di metallo

La media però nasconde il dato più interessante: le due distribuzioni si sovrappongono ampiamente, e diversi alimenti senza cereali avevano tanti carboidrati quanti quelli con i cereali, o di più. Togliere il mais non significa togliere l’amido: lo si sostituisce con patata, pisello, tapioca o lenticchia, che di amido ne portano altrettanto. È lo stesso equivoco che abbiamo raccontato parlando delle diete grain free, dove l’assenza di cereali viene percepita come assenza di carboidrati.

Nello stesso studio è emerso un dettaglio che riguarda chi la trasparenza prova a farla: tra i prodotti in cui il produttore dichiarava i carboidrati, il valore comunicato era mediamente più alto di quello calcolato dai ricercatori. Non è un dramma, ma conferma che il numero in etichetta — quando c’è — è anch’esso una stima.

Perché una crocchetta non può essere senza amido

Qui arriva la parte che quasi nessuno spiega, e che cambia il modo di leggere l’intera questione. L’amido in una crocchetta non c’è solo per abbassare i costi: serve a farla esistere.

Le crocchette si producono per estrusione: l’impasto viene cotto sotto pressione e spinto attraverso una trafila, e nel momento in cui esce si espande di colpo. A permettere quell’espansione è l’amido gelatinizzato, che trattiene i gas e dà struttura esattamente come fa il glutine nell’impasto del pane. Senza, non si ottiene una crocchetta ma un grumo che si sbriciola.

Le quantità minime indicate dai tecnici del settore sono intorno al 30% per gli alimenti per gatti e per le formule ad alto tenore proteico, e al 40% per molti secchi per cani adulti. Tradotto: un secco estruso con il 10% di carboidrati non esiste, e se un’etichetta lo lascia intendere conviene rifare i conti. Le formulazioni davvero povere di amido esistono, ma si ottengono con processi diversi — pressatura a freddo, liofilizzazione, disidratazione — oppure si va sull’umido, che di amido ne ha pochissimo.

I carboidrati fanno male al cane e al gatto?

È la domanda vera, e la risposta onesta non sta né con chi li demonizza né con chi fa finta di niente.

Cane che raccoglie crocchette dal pavimento del salotto

Sul piano del fabbisogno: cane e gatto adulti non hanno un fabbisogno specifico di carboidrati. Il loro organismo ricava il glucosio che serve da proteine e grassi. Questo non li rende però un ingrediente inerte: sono una fonte di energia a buon mercato, portano fibra e, cotti correttamente, vengono digeriti bene da entrambe le specie. Il cane in particolare si è adattato a noi anche da questo punto di vista — possiede molte più copie del gene dell’amilasi, l’enzima che digerisce l’amido, rispetto al lupo.

Sul piano della salute, il sospetto più diffuso riguarda il gatto, carnivoro stretto, e il rischio di obesità e diabete. Una meta-analisi pubblicata nel 2025, che ha messo insieme 16 studi con diete da 2,8% a 57% di calorie da carboidrati, non ha trovato un legame tra il tenore di carboidrati e massa grassa, insulina o glicemia a digiuno. Negli studi sperimentali, a far ingrassare i gatti sono soprattutto l’eccesso di calorie e la sterilizzazione, non la quota di carboidrati in sé.

La lettura equilibrata è questa: il numero che hai calcolato non è un verdetto. È un indicatore di densità nutrizionale. A parità di calorie, un prodotto con il 50% di carboidrati ha meno spazio per proteine e grassi di qualità — e sono quelle le voci che fanno la differenza, come abbiamo visto parlando di qualità delle proteine.

Come usare il numero che hai calcolato

Un valore da solo non dice molto: i carboidrati nelle crocchette vanno letti nel contesto. Servono un metro di paragone e qualche accorgimento:

  • Confronta prodotti della stessa categoria, non un secco con un umido: sono due scale diverse e il paragone diretto non ha senso.
  • Guarda i carboidrati insieme agli ingredienti: 40% di amido da riso integrale e da scarti di lavorazione non sono la stessa cosa, anche se il numero coincide.
  • Nel gatto tieni l’asticella più bassa: è un carnivoro stretto, e a parità di calorie preferire proteine animali resta la scelta più sensata, anche senza allarmi sul diabete.
  • Se il conto non torna — la somma supera 100, o i carboidrati vengono negativi — hai probabilmente mescolato valori su sostanza secca con valori sul prodotto tal quale. Rifai il calcolo usando solo i numeri di quella confezione.
  • Non inseguire il minimo assoluto: un prodotto con pochi carboidrati e proteine di scarsa qualità non è un affare. Il numero è una domanda da farsi, non una classifica.

Domande frequenti

Quanti carboidrati nelle crocchette sono troppi?

Non esiste una soglia ufficiale, perché cane e gatto non hanno un fabbisogno minimo di carboidrati e gli studi non individuano un livello pericoloso. Come riferimento pratico, nelle crocchette in commercio si va dal 20% a oltre il 50% sul peso: sopra il 45-50% la ricetta lascia poco spazio a proteine e grassi, ed è lì che il numero diventa un campanello.

Posso fare lo stesso calcolo sull’umido?

Sì, la formula è identica, ma ricordati di sottrarre l’umidità reale, che in una vaschetta sta intorno all’80%. Il risultato sarà un numero piccolo — spesso sotto il 5% — proprio perché il prodotto è fatto in gran parte d’acqua. Per confrontarlo con un secco bisogna riportare entrambi sulla sostanza secca o sulle calorie.

Le crocchette grain free hanno meno carboidrati?

In media un po’ meno, ma non per definizione. Nello studio su 77 alimenti per gatti i grain free ne avevano circa un quarto in meno, con però ampie sovrapposizioni: diversi prodotti senza cereali ne contenevano quanto quelli con cereali o più. Patata, pisello e tapioca sono amido esattamente come il mais.

I carboidrati nelle crocchette causano il diabete nel gatto?

Le evidenze disponibili non lo confermano: una meta-analisi del 2025 su 16 studi non ha trovato associazione tra quota di carboidrati e massa grassa, insulina o glicemia a digiuno. I fattori di rischio documentati per il diabete felino sono soprattutto il sovrappeso, la sedentarietà e la sterilizzazione. Se il tuo gatto è già diabetico, la dieta va impostata con il veterinario.

Perché il mio sacco dichiara i carboidrati e un altro no?

Perché è una dichiarazione volontaria: la normativa europea impone solo proteine, grassi, fibra, ceneri e umidità. Chi li indica ha scelto di farlo. Tieni presente che anche quel numero è calcolato, non misurato, e può differire leggermente da quello che ottieni tu con la sottrazione.

In conclusione

Il dato più grosso di un alimento secco è anche l’unico che devi ricavarti da solo, con una sottrazione che richiede mezzo minuto. Farla cambia il modo in cui guardi il sacco: non perché i carboidrati siano un veleno — le prove dicono di no — ma perché sapere quanto spazio occupano ti dice quanto ne resta per tutto il resto. È il tipo di numero che non ti fa cambiare marca per forza, ma non ti fa più scegliere alla cieca. 🐾

Se la sottrazione a mano ti annoia, con l’app HealthPet scansioni il codice a barre e trovi i carboidrati già calcolati insieme al resto dell’analisi, agli ingredienti e al punteggio del prodotto.

Le informazioni di questa guida hanno scopo divulgativo e non sostituiscono il parere del veterinario. Se il tuo animale ha una patologia metabolica o segue una dieta particolare, le scelte alimentari vanno concordate con lui.