Quante volte hai riempito la ciotola dell’acqua e l’hai ritrovata praticamente intatta il giorno dopo? Se convivi con un gatto, sai bene di cosa parlo. I gatti hanno un rapporto curioso con l’acqua: sembrano quasi ignorarla. Spoiler: nella maggior parte dei casi è normalissimo, ed è scritto nel loro DNA. Ma c’è un “ma” importante, perché un gatto poco idratato può andare incontro a qualche problema di salute. Vediamo perché bevono così poco e, soprattutto, come dargli una mano.

Tutta colpa (o merito) dei loro antenati

Il gatto domestico discende dal gatto selvatico africano, un animale che viveva in ambienti aridi e semidesertici. In un posto del genere l’acqua scarseggia, e l’evoluzione ha trovato la soluzione: ricavare la maggior parte dei liquidi direttamente dalle prede.

Un topolino, infatti, è fatto di acqua per circa il 70-75%. Cacciando e mangiando, il gatto selvatico si idratava praticamente a tavola. Per questo motivo i felini hanno uno stimolo della sete molto debole rispetto a noi o ai cani: il loro corpo è tarato per non aver bisogno di cercare attivamente l’acqua. Il tuo micio sul divano si porta dietro ancora oggi questa eredità.

Il vero nodo: croccantini contro umido

Qui sta il punto più importante di tutto il discorso. In natura il gatto si idrata mangiando, ma in casa la situazione cambia parecchio a seconda di cosa mettiamo nella ciotola.

  • Cibo umido (lattine, bustine): contiene circa il 70-80% di acqua. Un gatto che mangia prevalentemente umido assume già una buona parte del fabbisogno di liquidi attraverso il pasto, proprio come farebbe in natura.
  • Crocchette: contengono appena il 6-10% di acqua. Un gatto alimentato solo a secco dovrebbe quindi bere molto di più dalla ciotola per compensare… ma, vista la sete debole di cui parlavamo, spesso non lo fa abbastanza. Ed è qui che può nascere il problema.

Perché dovrebbe preoccuparti

Una scarsa idratazione, soprattutto unita a una dieta tutta secca, mette sotto pressione due organi in particolare: i reni e le vie urinarie. Nel tempo può favorire la comparsa di cristalli e calcoli, cistiti e, sul lungo periodo, contribuire ai problemi renali, molto comuni nei gatti anziani.

Tradotto: aiutare il gatto a bere di più non è una fissazione, ma una vera e propria forma di prevenzione.

Come invogliarlo a bere di più

La buona notizia è che con piccoli accorgimenti si ottengono grandi risultati. Ecco le mosse più efficaci.

Aumenta l’umido nella dieta

È di gran lunga il metodo più efficace. Affiancare (o aumentare) il cibo umido fa salire l’assunzione di acqua senza che il gatto debba nemmeno avvicinarsi alla ciotola. Se vuoi cambiare alimentazione, fallo gradualmente nell’arco di qualche giorno per non disturbare la digestione.

Prova una fontanella

Molti gatti adorano l’acqua corrente e snobbano quella ferma nella ciotola: è il motivo per cui certi mici bevono dal rubinetto. Una fontanella ad acqua circolante stuzzica questo istinto e spesso fa aumentare il consumo in modo sorprendente.

Più ciotole, in punti diversi

Distribuisci più punti d’acqua per casa, lontani dalla lettiera e anche un po’ distanti dalla ciotola del cibo. In natura il gatto non beve dove mangia o dove fa i bisogni, quindi una ciotola incollata al piatto della pappa spesso viene ignorata.

Occhio alla ciotola giusta

Le ciotole strette e profonde possono dare fastidio: quando le vibrisse (i baffi) toccano i bordi, alcuni gatti si infastidiscono e smettono di bere. Meglio una ciotola larga e poco profonda, possibilmente in ceramica o vetro, che non rilascia odori sgradevoli come a volte fa la plastica.

Acqua sempre fresca e pulita

Sembra banale, ma cambiare l’acqua ogni giorno e lavare la ciotola fa una grande differenza. Un gatto schizzinoso difficilmente berrà da una ciotola con acqua vecchia o residui di cibo galleggianti.

Quando invece bisogna chiamare il veterinario

Fin qui abbiamo parlato del gatto che beve poco perché è nella sua natura. Attenzione però al caso opposto: un gatto che improvvisamente inizia a bere molto più del solito merita una visita. Una sete eccessiva e anomala può essere il segnale di problemi come diabete, malattie renali o tiroidee.

In generale, sentilo se noti:

  • Un cambiamento netto e improvviso nella quantità di acqua bevuta (in più o in meno)
  • Gengive secche o pelle che resta “sollevata” se pizzicata delicatamente (segni di disidratazione)
  • Difficoltà o dolore a urinare, sangue nelle urine, lettiera “troppo” o “troppo poco” usata
  • Letargia, perdita di appetito o di peso

In due parole

Il gatto beve poco perché è fatto così: è un piccolo predatore del deserto che si è sempre idratato mangiando. Il nostro compito è assecondare questa natura, soprattutto puntando sul cibo umido, su fontanelle e ciotole giuste. Così gli diamo una grossa mano a tenere reni e vie urinarie in salute. E se la sete cambia di colpo, in un senso o nell’altro, il veterinario è sempre la persona giusta a cui rivolgersi.

Fonti